Michele Sasi

Dentro questo quadro si inserisce il caso di Claudio Granata. Figura storica e potente. E, proprio per questo, oggi considerata -in maniera trasversale nella maggioranza (chiedere a FdI e Lega in primis)- da tutti “fuori linea” rispetto al nuovo corso. Si scrive Direttore Stakeholders e Services, ma si legge “numero 2” del cane a sei zampe. In questa posizione di sostanza da più di 12 anni: un’oligarchia manageriale...
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TRA PETROLIO, VATICANO E RETI PROGRESSISTE
Nel frattempo, mentre a Roma si parla di riorganizzazioni e discontinuità, Granata trova anche il tempo di consolidare il suo posizionamento altrove: fresco di nomina in qualità di presidente della Fondazione Fratelli Tutti, guidata dal Cardinale Mauro Gambetti.
Un incarico elegante, istituzionale, perfetto. Anche troppo.
Uno dei principali meriti è stato anche il sostegno di Eni a un progetto significativo legato alla Basilica di San Pietro. Una di quelle operazioni dove energia e diplomazia si intrecciano con grande disinvoltura. E dove le persone contano più delle linee industriali e del costo dell’energia. Un supporto che in questa settimana potremmo definire “Sacrosanto”.
E poi c’è il sottobosco degli intrecci relazionali. Quello meno visibile ma spesso più rilevante.
In questo perimetro si inserisce anche il rapporto con figure come Padre Enzo Fortunato e come Angelo Chiorazzo, storico dominus della cooperativa Auxilium. Persona quest’ultima che per anni ha rappresentato un punto di riferimento in certi circuiti, ma che oggi viene descritta come in progressivo arretramento con il nuovo corso vaticano.
Un corso che, secondo diverse letture, sotto la spinta di Papa Leone avrebbe avviato una linea più severa, fatta di pulizia silenziosa e di un obiettivo chiaro: allontanare – senza troppo rumore – quelli che vengono percepiti come “mercanti nel tempio”.E padre Fortunato ne sa qualcosa. Segnali che il pontefice ha appena dato anche con le nuove nomine in segreteria di Stato e alla Prefettura della Casa Pontificia.
Un cambio di clima che rende certe frequentazioni meno neutre di quanto potessero apparire in passato...

sassate.it

NOMINE: IL CASO ENI E I GATTOPARDI SBIADITI DELLE PARTECIPATE - Sassate

C’è un momento, nella vita delle partecipate di Stato, in cui il cambio di stagione politica smette di essere una dichiarazione d’intenti e diventa una questione di organigrammi. È esattamente lì che siamo oggi, con il governo guidato da Giorgia Meloni che si trova davanti al classico nodo: continuità operativa o discontinuità reale?
E questa volta, più che una scelta, è una necessità politica. Dopo il risultato referendario – letto dentro la maggioranza come un segnale inequivocabile – la discontinuità non è mai stata così urgente. Non più rinviabile, non più aggirabile con compromessi di Palazzo. Serve un cambio di passo concreto, visibile, immediato. A maggior ragione se si pensa al voto politico e di protesta dei giovani: generazioni che in queste aziende trovano sempre meno spazio, sono marginalizzate e per necessità costrette a guardare altrove per liberare le proprie energie in maniera meritocratica.
Spoiler, insomma, deve significare discontinuità vera.
Perché se è vero …

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