"Dans le rite nous trouvons un repos qui régénère le coeur"
Lors de l'audience générale de ce 3 juin, Léon XIV a poursuivi son cycle d'enseignement sur le concile Vatican II. Revenant sur le sens profond de la liturgie catholique, il a invité les fidèles à se laisser éduquer par les rites, à en comprendre la logique spirituelle et à soigner la beauté des célébrations. Plus d'informations sur : aleteia.org Pour nous soutenir et faire un don, rendez-vous sur : Faire un don à Aleteia - Soutenir Aleteia
Papa Leone XIV: "Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia"
L'udienza del mercoledì in piazza San Pietro
Papa Leone XIV: "Abbiamo bisogno di lasciarci …
Città del Vaticano , mercoledì, 3. giugno, 2026 10:15 (ACI Stampa).
Piove, un po', in piazza San Pietro. O meglio, ogni tanto qualche goccia. Prima dell'udienza generale del mercoledì, Roma è sotto la pioggia. Ma poi, ecco il papà. E la pioggia si arresta, almeno un po'. Non è certo il maltempo che ferma il popolo di Dio che vuole abbracciare il pontefice, soprattutto nel suo giro in papamobile. Non fa nulla se la città di Roma si è svegliata con la pioggia. L'importante è essere con il pontefice, essere vicino a lui e dimostrargli affetto, stima, vicinanza. Ed è così.
Il papa riprende, oggi, nella sua udienza, il ciclo di catechesi su “I Documenti del Concilio Vaticano II” e incentra la sua meditazione sul tema: Costituzione Sacrosanctum Concilium. Il rito, il segno, il simbolo. Tre parole chiave per la Chiesa. Tutte e tre importanti. Ed è su questi tre lemmi che il pontefice concentra l'attenzione nel suo discorso. Ricorda come il Concilio Vaticano II, facendo tesoro del prezioso lavoro del Movimento liturgico, "ci ha aiutato a riscoprire una verità molto viva nella coscienza della Chiesa antica e nell'insegnamento dei Padri. I riti della liturgia cristiana non sono un rivestimento esteriore del mistero sacramentale, un insieme di cerimonie arbitrarie, ma sono la mediazione ecclesiale attraverso cui il dono divino ci raggiunge" precisa il pontefice. E ricorda come il Mysterium fidei “si attua nella liturgia attraverso i riti e le preghiere”.
“E' il rito che dà forma all'azione liturgica e, attraverso di essa, alla nostra vita, generando in noi una sensibilità spirituale che ci rende capaci di gustare la presenza di Dio per mezzo di Gesù Cristo. Naturalmente ciò avviene se noi non restiamo estranei o muti spettatori rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo con tutto noi stessi – corpo, mente e cuore –, in obbedienza al comando del Signore”, dice il pontefice. E aggiunge: "Attraverso il sacro rito veniamo così formati all'ascolto della Parola di Dio, al rendimento di grazie e all'adorazione, alla condivisione fraterna e alla comunione ecclesiale. Scopriamo di essere un'assemblea dai molti volti, riunita dalla stessa fede".
Ma cosa è rito? Papa Leone XIV ci parla di "sequenza di gesti e di preghiere ben definita, che talora può contrastare con la nostra individuale tendenza alla spontaneità. La sua logica, però, non è quella di imbrigliare la libertà in schemi. Al contrario, con la sobrietà solenne dei suoi ritmi, il rito interrompe attività frenetiche, riconducendoci all'essenziale". Ed è nel rito che “sperimentiamo una logica di gratuità, troviamo una sosta che rigenera il cuore, riconosciamo di essere preceduti dalla grazia divina, impariamo a vivere in un ritmo abitato dallo Spirito Santo”. E sempre rito ha una sua particolare “grammatica”: segni e simboli propri della liturgia. Richiama il Catechismo della Chiesa Cattolica che approfondisce il valore di questi segni, ricordando che “il loro significato nell'opera della creazione e nella cultura umana, si precisa negli eventi dell'Antica Alleanza e si rivela pienamente nella persona e nell'opera di Cristo”.
E si sofferma sul segno dell'acqua: “dalle origini della creazione al diluvio, dal passaggio del Mar Rosso al Giordano, fino all'acqua che sgorga dal costato di Cristo e diventa segno sacramentale dell'immersione nella sua morte e risurrezione”. “Segno” e “simbolo” sono termini che spesso vengono usati come sinonimi. Ma, in realtà, precisa il pontefice il “segno è simbolico quando è capace di rimandare non solo a un'idea, ma a un intero sistema di significati e di valori”. I simboli, inoltre, “hanno una singolare dimensione performativa e trasformante, sia verso gli elementi materiali che li compongono, sia verso coloro che vi entrano in contatto, generando appartenenza, toccando il cuore e la mente, suscitando autentiche relazioni ecclesiali”.
E concludiamo: "Abbiamo bisogno di lasciarci educare dai riti della liturgia, curando con mano fine e senza arbitrarietà la bellezza delle nostre celebrazioni e impegnandoci in un'autentica mistagogia. L'esperienza di una liturgia viva e devota, accompagnata da un'opportuna catechesi mistagogica, è la migliore risorsa per risvegliare in tutti quell'apertura all'incontro con Dio che, nella logica dell'incarnazione, può avvenire solo coinvolgendo tutto l'uomo: spirito, anima e corpo”.
M
E prima della benedizione, alcune parole "ai sacerdoti e ai religiosi del Medio Oriente: accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione il vostro ministero e le attese dei rispettivi paesi". E infine, anche altre parole "ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Questa settimana si celebra la solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo o, secondo la più nota formulazione latina, la solennità del Corpus Domini. Nell'Eucaristia contempliamo Gesù pane spezzato e donato per ciascuno di noi, espressione della pietà eucaristica popolare sono le processioni con il Santissimo Sacramento che si svolgono nelle strade di tanti paesi. A tale proposito incoraggio a mantenere viva questa bella manifestazione di pubblica testimonianza della fede".
Aggiornato ore 10,51